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BERSANI E IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AL PD.

24 Mar

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ALTO LA’. LA CASSA NON SI TOCCA!

 

Fra le tante cose che i cittadini italiani non digeriscono più, è il finanziamento pubblico ai partiti.

 

I partiti lo usano solo in parte per finanziare le spese delle campagne politiche, tanto è che i rendiconti coprono solo una piccola parte dei soldi ricevuti.

 

E tutto il resto?

 

E’ evidente che tutto ciò che non è giustificato si presta a qualsiasi ipotesi, anche le peggiori.

 

Di tutta evidenza, è che questi soldi, che i cittadini mettono a disposizione attraverso lo Stato, i partiti li usano per mantenere il loro apparato e fare tutte quelle operazioni poco trasparenti, che non possono rendere pubbliche.

 

E’ utile ricordare che un referendum popolare aveva abolito nel 1993 con i 90,3 percento dei voti il finanziamento pubblico, che i politici avevano badato a scavalcare cambiandogli il nome, ma mantenendo intatto il privilegio, di ricevere e gestire allegramente la montagna di soldi del finanziamento.

 

 

 

Di tempo ne è passato da allora e adesso, il M5Stelle, ma non solo, anche il PDL, e la Lega, dicono a gran voce che vogliono eliminare il finanziamento pubblico.

 

La reazione di Bersani, che già si era opposto ogni volta che si paventava l’eventualità, si è affrettato a mettersi in difesa del tesoretto, 42.782.512,80 euro, che gli competono in base ai voti ricevuti.

 

In maniera molto politica, non dice di essere contrario, ma chiede di sedersi a un tavolo per discutere, intanto, fondamentale per il PD, incassare i soldi dell’ultima campagna che gli consentono di mantenere l’apparato e avere i fondi per l’imminente campagna per altre elezioni, che si traccia sempre più chiaramente.

 

Dire di sì alla proposta di Grillo e degli altri, vorrebbe dire dichiarare bancarotta, e da qui la sua posizione, sempre più difficile da mantenere, e neanche l’affermazione che la politica andrebbe in mano ai miliardari (leggi Berlusconi) lo aiuterà a resistere sulla sua posizione.

 

Ben altri problemi e crucci assillano la mente di Bersani, Bersani sa che se non riesce a fare il Governo, ha in sostanza perso la faccia, e se lo fa con il PDL rischia di fare perdere al PD la sua posizione nel paese.

 

Molte volte la testardaggine e l’ansia del potere sono cattive consigliere e ciò che sembra coraggio, in realtà è incoscienza e incapacità di tenere conto dei cittadini che non hanno finanziamenti pubblici su cui contare e con i quali campare.

 

“RINUNCIA!”, dice Grillo, ”ALTO LA’ LA CASSA NON SI TOCCA!” risponde Bersani.

 

 

 

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LO SCOUTING, DI BERSANI.

18 Mar

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Bersani ha proseguito sul sentiero tracciato subito dopo le elezioni, in parte modificato dall’atteggiamento di ostracismo di Grillo, e ha continuato a suonare il suo piffero incantatore.

 

Sacrificando personaggi politici del PD e proponendo due personalità in sostanza esterne al partito, Anna Boldrini è del SEL, e Pietro Grasso viene dalla Magistratura, è riuscito a convincere alcuni senatori del M5S a votare per Pietro Grasso, così da farlo eleggere alla seconda carica dello Stato.

 

Un risultato positivo se si guarda alle ipotesi di partenza, una rinuncia a eleggere personaggi tradizionali del suo partito, ma un altro schiaffo al PDL, che deve incassare un altro atto di ostracismo.

 

Bersani non considera in nessun modo oltre otto milioni di persone, che hanno votato PDL, non tiene conto che il suo PD ha ottenuto una vittoria, con pochissimi voti di scarto, e continua imperterrito nel tentativo di convincere gli eletti del M5S ad appoggiare le sue scelte.

 

Sin che si tratta di eleggere due figure, anche se importanti, la tecnica usata ha funzionato, diverse sono le cose quando si tratterà di avere la fiducia in Parlamento e soprattutto governare, e sempreché Napolitano, che ha trattenuto Monti dal candidarsi alla Presidenza del Senato appunto, gli affiderà l’incarico di formare il Governo.

 

Bersani sa di rischiare grosso, e farà tutto il possibile per suonare una musica che piaccia alle orecchie dei Grillini, sacrificando chiunque possa ostacolare il raggiungimento del suo obiettivo.

 

Nel caso che il M5S non voglia nemmeno lui, cosa farà, si dimetterà?

 

Le cose cambierebbero drasticamente se il M5S decidesse di appoggiare un Governo Bersani di minoranza, votando la fiducia e pur appoggiando solo le cose che a loro piacciono.

 

Tutto può succedere, poiché l’elezione dei Presidenti delle Camere, ha mostrato che non tutti gli eletti del M5S sono ligi alle direttive del Capo.

 

Un modo diverso di fare “Lo Scouting”

 

 

 

UNO A ME! uno a te.

13 Mar

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LA SPARTIZIONE. UNO A ME! uno a te.

 

 

 

Mentre il panorama dell’Italia si va oscurando e il vulcano dell’economia del nostro paese che fuma ed è pronto scoppiare in tutta la sua furia, quelli del PD continuano sulla loro strada come se niente stesse succedendo, e imperterriti seguono le tradizioni e le vecchie abitudini: convincere gli altri a qualsiasi costo, con lusinghe, proposte che prima delle elezioni mai si sarebbero sognati di fare, nonostante i continui no verbali dei leader de Movimento a cinque stelle.

 

Bersani dopo vent’anni di digiuno, non vede l’ora di sedersi sulla poltrona di comando, del resto la fame di potere è molto più acuta della fame fisica, che molti italiani stanno purtroppo sperimentando o molto vicini a provare.

 

Un tipo di fame che offusca anche le menti più dotate, immaginatevi l’effetto su chi si crede depositario della verità e della superiorità a tutti i livelli.

 

Per la CASTA dei politici, ben retribuiti, con stipendio garantito, anche quando perdono, con pensioni astronomiche e immeritate, con prebende e vantaggi vari, abituati a “dire”le cose che non vanno senza dire cosa fare e senza sapere come, la crisi è soltanto nelle parole e si sa quando il pepe è negli occhi degli altri, non pizzica.

 

La protervia è tale da ignorare anche gli OTTO MILIONI d’Italiani che non hanno votato per la loro coalizione, scegliendo la coalizione che si contrappone alla visione statalista del PD, con un programma chiaro e intellegibile, una coalizione che a elezioni concluse e perse per un soffio, si è messa a disposizione per senso di responsabilità verso il Paese.

 

Bersani, che in campagna si era ben guardato dal fare proposte, si è affrettato a presentare un elenco lunghissimo ma come sempre fumoso, diviso in otto capitoli, i famosi otto punti!

 

L’idea è di portare dalla sua parte il Movimento cinque stelle, e convincerlo ad appoggiare un Governo Bersani.

 

Sono talmente convinti di poter continuare sulla strada di sempre che, nonostante i dinieghi di Grillo ci proveranno sino all’ultimo.

 

Notizia fresca di ieri sera, sembra che il PD abbia proposto ai Grillini la presidenza della Camera, e non si sanno quali altre cose.

 

All’uscita dalla riunione il rappresentante del PD sembrava molto soddisfatto.

 

E’ incominciato il mercato delle vacche, come volgarmente si dice: UNO A ME! Uno a te.