13 Apr

Le nuove politiche del Governo “giallo verde”.

DILETTANTI ALLO SBARAGLIO

Il Governo del cambiamento dei Penta Stellati e della Lega da poco installatosi nella stanza dei bottoni, sta con visibile fatica e difficoltà, tentando di mettere in pratica l’accordo, per noi tutti, il “Contratto”.

Una prima nella storia della Repubblica Italiana che rappresenta più che una novità una sorpresa per tutti noi che abbiamo vissuto anni di politica nazionale gestita dai partiti tradizionali.

Vale la pena di riassumere in breve l’accaduto.

I risultati dei passati Governi, che sono sotto gli occhi di tutti, non piacciono alla maggioranza degli Italiani che, alle ultime elezioni del 4 marzo votano in modo diverso dal solito scegliendo il Movimento Cinque Stelle e la Lega alleata al centro destra.

Le due formazioni politiche durante la campagna elettorale avevano toccato i tasti giusti che arrivati direttamente alla pancia della maggioranza degli elettori, si sono convinti di votarli.

Il risultato eclatante per entrambi, ha penalizzato i vecchi partiti e in particolare il PD che non avendo accettato di colloquiare col Movimento Cinque Stelle, non ha alternative se non restare all’opposizione.

I balletti del nostro Presidente Mattarella, ostico al centro destra e ancor più a un Berlusconi redivivo e tornato candidabile, ritardano la soluzione e la formazione di un Governo.

Infatti pur avendo ricevuto un buon numero di voti, oltre il 37 per cento, alla coalizione di centrodestra non viene affidato l’incarico di tentarne la formazione.

La situazione di stallo dura parecchio e Mattarella che non ne vuole sapere di permettere un tentativo della destra, prima sponsorizza occultamente un accordo M5S col PD, ma poi visto il rifiuto di Renzi di allearsi al MCS, e la sua non voglia di far ripetere le elezioni, pensa ad un governo guidato da Cottarelli.

L’impasse allunga ancora di più i tempi.

Berlusconi, resiste per un poco di tempo, ma alla fine permette a Salvini, divenuto con le elezioni leader della coalizione di centrodestra, di andare avanti e tentare la formazione di un governo, probabilmente sicuro che non sarebbe riuscito.

I programmi delle due anime una di sinistra del M5S di Di Maio e l’altra di destra della Lega di Salvini sono antitetici e incompatibili, ma nonostante ciò, la pervicacia dei due leader alla fine vince tutte le resistenze. Nasce così un ibrido sulla base della firma di un Contratto che definisce una serie di cose da fare.

Le due formazioni sono come l’acqua e l’olio, due elementi che non stanno insieme se non agitati e mantenuti in continuo movimento: un’emulsione.

Tutti quelli che hanno conquistato posizioni di favore nel tempo, magari con metodi poco trasparenti, sono spaventati dal nuovo che promette di cambiare le cose, e sono pronti a vendere cara la pelle.

La paura fa 90 dice la smorfia, e qui la paura genera una reazione che da sola mette in evidenza il fatto che la nuova compagine mette davvero a rischio i privilegi di tutti quelli che se li sono attribuiti a danno degli altri cittadini, a cominciare dai vitalizi o alle pensioni d’oro.

La Casta, in sintesi, si ribella.

La decisione su chi dovrà essere nominato Primo Ministro viene affrontata come ultima e Di Maio e Salvini entrambi presentatisi alle elezioni con l’ambizione di fare il primo ministro, duellano a lungo, mettendo a dura prova la pazienza e i disegni di Mattarella.

Alla fine trovano una soluzione e fatto entrambi un passo indietro, presentano un professore e avvocato, l’avvocato Giuseppe Conte come primo ministro: un’altra novità di questo Governo: ad occupare una posizione importante come questa va una persona che non è stata eletta.

Il professor Giuseppe Conte, che si presenta come l’avvocato degli Italiani, avrà la funzione di sintetizzare le discordi necessità dei due vice primi ministri e delle rispettive formazioni politiche, impedendo all’emulsione di decantare: compito arduo, assolutamente indispensabile in questa situazione.

Il professore , oltre alla preparazione universitaria all’esperienza e ai modi gentili ma fermi, parla quattro lingue in modo fluente e si dimostra adatto allo scopo.

Sarà in grado di capire in modo corretto cosa diranno i vari personaggi internazionali che incontrerà nell’espletamento delle sue funzioni e di farsi capire e la sua preparazione come avvocato, gli permetterà di muoversi senza inciampare nell’intricato e insidioso percorso.

L’elenco delle diatribe tra i due vice ministri e quello degli interventi del Primo ministro Conte è lunghissimo. I sondaggi continuano a marcare la crescita della Lega, che ormai ha surclassato il Movimento Cinque Stelle.

Sarà così sino alle elezioni Europee ,dopo le quali, stabilite le relative posizioni determinate dal consenso e il nuovo equilibrio delle forze in campo, vedremo se l’azione del Governo potrà continuare o addirittura se esisterà ancora un Governo.

Intanto le previsioni di crescita e il livello del deficit fatti all’inizio della legislatura, ridefinite dopo la battaglia fatta con la Commissione Europea, peggiorano ulteriormente.

Proprio ieri la crescita stimata è dello 0,2 percento, un decimo dell’originale. Senza crescita addio ai posti di lavoro, col debito che cresce in continuazione.

Chi oggi governa purtroppo non ha mai lavorato e conosce le cose per sentito dire o per i suggerimenti che altri come loro, inesperti e sognatori gli propinano.

Intanto ,l’Italia continua la sua discesa sul piano inclinato del quale non si vede la fine.

Sembra d’assistere alla Corrida, la famosa trasmissione della televisione condotta da Corrado.

Questa è condotta dai nostri Viceministri e dal Premier Conte:

dilettanti allo sbaraglio.

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