Archivio | marzo, 2014

La svolta buona.

23 Mar

LA SVOLTA BUONA!

Questo è lo slogan che Renzi usa per siglare il suo operato politico, inteso a risolvere rapidamente i problemi  nazionali.

La palude come la chiama lui, fatta di una infinita sequela di regole, i lacci e laccioli che ben conosciamo, e da una costituzione vecchia e poco adatta ai tempi, viene puntualmente peggiorata dalle regole imposte dall’Europa.

Ne consegue la difficoltà di operare con la velocità che Renzi vorrebbe e che per caratteristiche sue gli sarebbe anche possibile realizzare.

Tra i tanti,uno dei vincoli anacronistici è quello del non superamento del 3% di debito sul Pil.
Anacronistico perché applicato nel momento di massima crisi ,in tempi diversi da ora e anche perché ora  sta diventando un limite che impedisce di intraprendere le azioni tese ad incentivare la crescita dello stesso PIL.
Senza la crescita del prodotto interno lordo restare entro il 3 % obbliga infatti a tagli e a tasse che deprimono l’economia  rendendo ancora più difficile rispettare il limite.

È anche vero che altre nazioni vedi Spagna e Francia pur avendo superato il limite non stanno crescendo e non stanno arrestando il loro declino, che potrebbe far pensare che non è superando il limite che si risolvono i problemi.

Altre e molto complesse sono le ragioni che impediscono a Francia e Spagna di crescere.

La struttura industriale dell’Italia è infatti diversa e più  solida dei nostri vicini.

Sono gli uomini che fanno la differenza.

Le caratteristiche e le peculiarità degli italiani notoriamente inventivi e geniali, sono sempre state le armi che hanno aiutato e non poco a risolvere situazioni difficili i passato, e lo potrebbero essere anche adesso.

La globalizzazione  ha cambiato il panorama mondiale e certamente  paesi come gli USA  e l’Europa non potranno più produrre in modo competitivo beni che la Cina  e l’India e non solo loro possono fare a costi decisamente più bassi .

Senza investimenti in ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie  non si potranno in ogni caso sfruttare la genialità e l’inventiva italica.

Siccome non stampiamo moneta, i soldi li dobbiamo trovare attraverso i risparmi o  facendo più debito.

Riformare in modo profondo e drastico la macchina dello Stato,della Pubblica Amministrazione, delle regole sul lavoro, una riformulazione della costituzione e delle Istituzioni, della Giustizia solo per  citare in modo macroscopico i nodi maggiori è indifferibile.
Bene, se si vuole fare la svolta, si dovrebbe considerare di sforare il tetto del 3%, il patto di stabilità

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consentendo a chi ha i fondi di investire in cose produttive e nello stesso tempo, impedire spese improduttive e tagliare in modo drastico quelle esistenti.

solo così forse sarà:

La svolta buona!

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La riforma del lavoro ( che vorrei

15 Mar

Lavoro, la parola magica che i politici evocano per far credere che si stanno occupando del problema serissimo che attanaglia in particolare il nostro paese.
Cosa meglio di una riforma, l’ennesima.

I nostri politici ma sopratutto i tecnici si sono in passato ostinati a modificare con ulteriori orpelli ,codici, sottocodici richiami a leggi precedenti, in un esercizio di fantasia infinito, le regole sul lavoro.

I sindacati ,cgil, cisl, uil, e tutti gli altri poi ci hanno messo del loro e neanche poco, complicando ulteriormente la materia.

L’unico risultato che sino ad ora avevano ottenuto era stato quello di ingessare progressivamente  il mondo del lavoro.

Sembra incredibile ma purtroppo è vero,e dopo la Fornero, anche Matteo Renzi prova a fare la sua:Job act!

Il compito è stato affidato al nuovo ministro, Poletti, che viene dal mondo delle cooperative e che quindi pur cercando di essere neutrale, farà una riforma  a sinistra con lo stesso stile delle precedenti:regole, regole, regole, che man mano che aumentano complicano vie più la materia.

È il modo di fare che genera regole poco chiare che si prestano poi alle variegate interpretazioni di chi dovrà metterle in pratica.

Un bel materiale per i contenziosi  e le diatribe tanto care ai sindacati e correlati.

Come fare allora?

Io una piccola idea ce l’avrei.
Una bella regola fatta di soli due punti:

1° Libertà di assumere
2° Libertà di licenziare

Il rapporto tra impresa e dipendente diventa unicamente basato sui valori.

Il lavoratore avrà l’interesse di fare al meglio  e in modo professionale il suo compito per restare al lavoro, e l’impresa  di trattenere le persone valide e capaci.

Se  le condizioni del mercato sono normali e c’è il lavoro nessun imprenditore si libera delle persone che competenti e serie fanno il proprio dovere.
Purtroppo noi siamo il paese degli “azzeccagarbugli” e siamo allergici alle cose semplici e facile da capire.

Basta con tutte queste leggi e leggine che ingessano l’Italia e ci obbligano  alle consulenze dei “tecnici” per fare cose che in realtà sarebbero semplici.

Riforma?

Due articoli, e basta!

E per chi va a casa ?
si definisca un salario per due anni con obbligo di formazione e di accettazione di un nuovo posto, qualsiasi esso sia, pena lo stop allo stipendio.

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A chi?

10 Mar

A CHI?

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Matteo Renzi, nella sua azione di governo incomincia a trovare gli ostacoli naturali di un percorso difficile, che immagino lui ben conoscesse.

Già trovare il modo di raccogliere i fondi necessari è impresa ardua, ma una volta trovati decidere a chi darli in modo efficace per l’economia è impresa ancora più complicata.
Qui Renzi ha l’opportunità di dimostrare che non si sta muovendo su basi  meramente ideologiche, ma in funzione di una scelta di politica economica che smuova le acque stagnanti  e inizi un ciclo virtuoso.

Vedremo se avrà il coraggio di opporsi ai diktat dei sindacati che già minacciano non meglio specificate azioni di contrasto all’azione del governo.
Il Presidente del Consiglio con la sua decisione darà una risposta che consentirà a tutti di capire dove stiamo realmente andando.
La speranza è l’ultima a morire e proprio da Matteo Renzi noi ci aspettiamo una scelta decisa e coraggiosa.
Ci aspettiamo una scelta che finalmente ci liberi dai veti di questo sindacato che tanto ha contribuito a ingessare il mondo del lavoro con regole volte tutte a mantenere lo status quo, i diritti acquisiti,dimenticando i meriti e  sopratutto i doveri.
L’azione per essere efficace deve essere decisa  e indirizzata in una sila direzione,ed evitare i famosi interventi a pioggia che non servono a nulla se non a tentare di accontentare tutti, scontentandoli .
Pertanto A CHI?

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Crimea. La normalizzazione si di Putin

2 Mar

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Crimea. La normalizzazione di Putin.

Finiti i giochi di Sochi, Putin ha smesso l’abito del Bon ton e ha ripreso il suo vero stile.
Nessuno può negare il tremendo potere che oggi è nelle sue mani, grazie sia alla sua storia politica e al controllo che ha sulle fonti di energia quali gas e petrolio.
È un dominio che non solo influenza l’Ucraina, che notoriamente non dispone di fonti energetiche tali da essere minimamente indipendente.
Putin in realtà può condizionare e condiziona anche l’Europa se solo si pensa che oltre il 30% del gas consumato in Europa proviene dalla  Russia passando dall’Ucraina.
Sì può permettere quindi di considerare i lamenti dell’Europa e persino quelli di Obama come relativi, al punto di invadere con truppe senza mostrine ma senza dubbio russe la Crimea.

La maggioranza della popolazione di Crimea è russa e quindi anche la gente sostiene l’intervento giustificandolo come una difesa dell’etnia russa appunto.
Il rischio comunque è elevato e questa mossa di Putin è vista in occidente come una propria e vera aggressione e ingerenza negli affari di uno stato indipendente,come è l’Ucraina.
La storia si ripete, e il paragone con i fatti del 1956 in Ungheria, che ricordo benissimo, sono uno dei tanti esempi che si potrebbero fare per bollare la mossa di Putin a occupare con l’esercito e o carri armati il territorio di Crimea, come una vera invasione, alla faccia della cosiddetta normalizzazione

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